Un tranquillo weekend col Signor D (e il suo dannato zaino)

Io e D al San Leonardo al Dolo

Una delle metafore più abusate quando si parla del Signor D è un peso nello zaino. Lo scorso weekend, quello zaino me lo sono messo in spalla per davvero e, insieme ai Masnadieri, ho preso in autogestione il Rifugio di San Leonardo al Dolo sul sentiero CAI 605 che sale da Civago. 

Ovviamente dovevamo portarci dietro tutto quello che ci sarebbe servito: dal sacco a pelo al cibo, senza dimenticare il poncho, la carne per la grigliata, il lambrusco, la torcia e la maglia tecnica!

Che palle! Ma anche io devo portare su un chilo di pasta e questi 18kg di costine?

Non si sfugge alla legge della compagnia. Ognuno deve faticare come gli altri, se no che senso avrebbe? La riunione organizzativa dà il via alle mie paranoie su cosa mettere nello zaino. Come al solito devo portare con me molte più cose degli altri. Oltre alle scorte per tenere a bada quel malfidente di D, sicuramente servono i succhi di frutta e i cracker. Al termine della camminata in salita, ne avrei sicuramente fatto uso. Ok, mettine dentro qualcuno in più. Poi le bustine di zucchero, un pacco di grissini, porto anche la Coca-Cola? Dai sì, una in caso di codice rosso è meglio averla.
Alla fine della preparazione, il mio zaino pesa 3kg in più. Così non va, devo sacrificare qualcosa. E se evitassi di cambiarmi le mutande?

Io e D al San Leonardo al Dolo

Dai dai basta pensare a D, partiamo!
Consumata la razione K preparata per la salita, arriviamo finalmente al rifugio. Un tripudio di giallorossoarancionemarroneverde con tutte le sfumature annesse.  Possiamo finalmente respirare a pieni polmoni i colori dell’autunno e preparare le braci per la griglia.

Io e D al San Leonardo al Dolo

«Ma… chi ha preso il pane
«Eh… avevamo detto che ci saremmo fermati a prenderlo mentre salivamo»
«E nessuno lo ha fatto?»
«No»

Cazzo. E adesso come faccio? Che carboidrati mangio a pranzo? Con me ho solo altri 3 pacchetti di cracker e i grissini! Prendo il telefono e inizio a vagare come un rabdomante in cerca di un filo di linea.

«Manzo mi senti? bzz.. bzz.. riesci a fermarti a prendere il pane mentre vieni su… bzz.. bzz.. frztgtrrt».

Terminata la grigliata, è ormai notte. Una notte diversa a quella a cui sono abituato. Aperta la porta mi trovo faccia a faccia con un muro di buio. Scuro, intenso e non interrotto dalla luce di nessun lampione o paese lontano. Semplicemente buio nella sua forma più primordiale.

Io e D al San Leonardo al Dolo

«Facciamo un giro fino al Dolo con le torce?». Ci vestiamo in fretta e usciamo. Io porto con me solo la torcia, pensando che tra l’overdose di cibo, il freddo e la nostra pigrizia saremmo stati fuori 5 minuti al massimo. E invece chi ha le chiavi del rifugio guada il fiume e propone di trovarci al ponticello sul CAI 691, quello che porta all’Abetina Reale. E parte senza lasciare il tempo di replicare.

«Ma dove si trova questo ponte?»
«A occhio e croce, Fede, saranno 25 minuti».

25 minuti al buio con le sole torce in mezzo al bosco di notte?! E ora che faccio? Aspetto da solo davanti al rifugio? Non ho con me niente! E se il Signor D bussa alla mia glicemia? Mangio freddo e nebbia per farla salire? Sono completamente nel panico. Inizio a camminare in silenzio e passo in rassegna tutte le parole che possono aiutarmi a restare calmo e a contatto con la realtà.

Se non vai in paranoia vedrai che non avrai un calo, inizio a ripetermi…
…e meno male che erano ben in 11, così potevano sopportarmi a turno!

Io e D al San Leonardo al Dolo

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